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L’impegno per la coesione sociale, oggi, è necessario più che mai, perché non aumentano solo i danni all’ambiente, ma anche le lotte per appropriarsi delle ricchezze. Le differenze sociali si approfondiscono, l’economia globalizzata sfida gli stati nazionali, vengono messi in questione addirittura i diritti dell’uomo e la Costituzione federale.

L’equilibrio della società è in pericolo se le forze sociali vengono marginalizzate. Affinché tutti stiano bene ci vuole una sinistra forte, che si batte per un sistema salariale e fiscale equo, per opere sociali efficienti e trasparenti, per l’integrazione di tutte le persone nella società, in breve: per il bene comune.

Alcuni appunti sul tema

La nostra democrazia è in pericolo?

Non proprio, ma visti gli sviluppi degli ultimi anni ritengo importante che il Tribunale federale possa verificare la costituzionalità delle leggi varate a Berna. La sua giurisprudenza costituzionale nei confronti dei cantoni è giudicata da tutti positivamente. Perché non dovrebbe farlo anche per le leggi e iniziative federali? Garantirebbe il primato della Costituzione sulle leggi e la coerenza del diritto, due aspetti fondamentali per uno stato democratico moderno. Inoltre non sorgerebbero conflitti con la Convenzione europea sui diritti umani.

Si deve definire un tetto massimo per gli stipendi versati ai manager?

Sì, perché le paghe sempre più alte dei manager sono ingiuste e una provocazione per chi lavora con un salario normale. I manager si sono prese troppe libertà, sono un pessimo esempio per il popolo. Ci vogliono regole più severe per limitare gli eccessi salariali e i bonus. La politica fiscale deve rispettare inoltre il principio dell’imposizione secondo la capacità economica e non concedere privilegi ai possidenti. E la frode fiscale dev’essere perseguita coerentemente.

La triste sorte dei profughi

Il loro destino pesa anche sulla nostra coscienza. Come agire di fronte alle migliaia di profughi che affollano le rive del Mediterraneo? Come agire di fronte alla guerra e alle barbarie e alla corruzione, di fronte ai nuovi rapporti coloniali che generano tanta miseria e tanta ingiustizia e sono all’origine delle correnti migratorie? Noi tutti, ogni paese è chiamato ad aiutare concretamente, entro i propri limiti. E la Svizzera benestante non si impegna troppo, come affermano certi esponenti conservatori, nel 2014 sono stati accolti 6’000 profughi (e siamo 8 milioni di abitanti). Importante è anche occuparsi delle cause. Un esempio: l’iniziativa popolare per multinazionali responsabili, lanciata da un’ampia coalizione, di cui fanno parte oltre 60 organizzazioni provenienti dall’ambito della politica di sviluppo, dei diritti umani, dei diritti delle donne, della protezione dell’ambiente, delle Chiese, ma anche dei sindacati e degli azionariati. (http://konzern-initiative.ch/?lang=it). Solo l’impegno per un mondo più giusto ha futuro, non la chiusura egoistica.

Difendere gli interessi di chi lavora?

Sì, perché il lavoro – accanto alla famiglia – è fondamentale nella vita di ognuno. Le paghe devono garantire il minimo esistenziale. È questo il miglior strumento per combattere la povertà. La concorrenza sleale di chi impiega frontalieri a paghe ridotte è inaccettabile e va limitata con misure e controlli efficienti. Inaccettabili per motivi umanitari ed economici sono anche il ritorno allo statuto dello stagionale e il contingentamento della manodopera straniera. Invece di reclutare lavoratori all’estero bisogna investire nella formazione di specialisti e abolire il numerus clausus per gli studenti in medicina. Bisogna inoltre promuovere l’integrazione delle donne, delle persone oltre i 55 anni, degli handicappati e dei rifugiati nel mondo del lavoro. Questo ci permette di continuare a mantenere buoni rapporti con i nostri vicini europei.

La parità fra uomo e donna è realtà?

Siamo a buon punto, soprattutto per quanto riguarda la parità giuridica. Restano tuttavia ancora diversi ostacoli da superare. La discriminazione si è fatta più sottile, più difficile da verificare. Basta pensare alla disparità salariale, che si aggira ancora sul 19%, di cui 8% attribuibili direttamente a elementi discriminanti. E anche in politica le donne non sono rappresentate in modo paritario. Per conciliare la famiglia, il lavoro e anche la politica le donne devono disporre di una enorme capacità organizzativa e di aiuti efficienti da parte dei famigliari e dello stato. Il doppio o triplo lavoro risulta troppo spesso troppo pesante. Mancano soprattutto asili-nido e altre infrastrutture per la custodia dei bambini – e per gli uomini la possibilità di lavorare a tempo parziale!

Perché parlo le quattro lingue nazionali?

Perché le lingue aprono le porte e i cuori. La convivenza di culture diverse, che io sperimento giorno dopo giorno nella mia realtà plurilingue, è un tesoro da sviluppare con cura, anche a livello federale. L’insegnamento di una seconda lingua nazionale nella scuola dell’obbligo deve restare prima priorità. Il rispetto per le minoranze è il presupposto della coesione nazionale e la Svizzera plurilingue un modello per un’Europa democratica e federalista.